Tempo di decisioni, un racconto di Daniela Trombetta

Dopo Inversione al semolino di Maurizio Righetti, vi proponiamo un altro racconto breve nato dalla penna di una nostra autrice zen. Buona lettura.

Tempo di decisioni di Daniela Trombetta

Sapevo che ti avrei trovato ancora lì, spaparanzato sul divano a tenerti la pancia che si vede prima degli occhi. Sono stata lontana da te per l’intera giornata e le mille cose che ho avuto da fare mi hanno aiutata a distrarmi almeno un po’.

La gente mi ha chiesto tue notizie, sai? Ma io ho cercato di evitare l’argomento o, come minimo, di dare risposte evasive che potessero essere in qualche modo soddisfacenti.

Come potevo spiegare che la tua presenza ingombra quasi tutto lo spazio del bilocale in cui abitiamo? In effetti non possiamo fare altrimenti, lo so, però è estenuante.

Quando siamo a tavola, per esempio, sono costretta a tenermi il piatto in mano per fare posto a te, diversamente non ci staresti. E così mi sacrifico io, sempre e solo io, pur di farti stare bene. La cucina è piccola, devo rassegnarmi. Così come mi devo rassegnare al letto in cui dormiamo. Anzi, in cui dormi tu, si può dire, perché io finisco ogni notte a terra sul pavimento: il letto a due piazze ma, con te, diventa a una piazza soltanto. Senza contare che hai creato un solco nel mezzo in cui si sprofonda.

Non parliamo poi del bagno! Su quest’ultimo non mi soffermerò, sarebbe umiliante.

A ogni buon conto, quando la mamma era ancora in vita, le cose erano diverse. Avevamo una casa più spaziosa, forse anche troppo per tre inquilini, ma se non altro stavamo comodi e non ci si intralciava a vicenda. Quelli con la mamma erano bei tempi, e ciò che è avvenuto in seguito è stata solo colpa mia, ne prendo atto. Ho dovuto farlo. Pur sapendo che tu non eri d’accordo, ho dovuto spingerti al trasferimento per via della mia difficoltà a pagare l’affitto di una casa così grande. Mi hai seguita, perché comunque non avevi alternative. Non te la sai cavare da solo; ormai ti stai facendo anziano e io non posso permettermi di assumere qualcuno che si occupi di te.

Mi sono scavata la fossa con le mie stesse mani. Sto facendo una fatica tremenda nel sopportare questa convivenza e i pochi sfoghi che ho non bastano ad alleggerire il peso della situazione. Una situazione che riesco a gestire sempre meno, man mano che passano i giorni. Perciò talvolta mi prendo la libertà di fare l’egoista stando fuori casa più tempo possibile per non pensare.

Forse avrei dovuto ascoltare la mamma, del resto lei mi aveva avvertita. È che davvero non credevo che avremmo fatto questa fine. Ma adesso so che aveva ragione lei, quando mi diceva che non saresti potuto restare con noi tutta la vita.

Sei cresciuto, caro il mio orso, ed è arrivato il momento di riportarti allo zoo.

Daniela Trombetta – Scrittura Zen Genova

Foto di Małgorzata Tomczak da Pixabay