Parole in equi-librismo, recensione di Valeriano Lanza

La raccolta di racconti Parole in equi-librismo di Floro D’Avenza ha ricevuto ieri la sua prima recensione da parte di un esperto lettore. La condividiamo con immenso piacere, sperando che nessuno di voi soffra di alectorofobia

Buona lettura!

Parole in equi-librismo – recensione di Valeriano Lanza

La difficoltà maggiore nel provare a recensire questa raccolta di racconti risiede nella sua manifesta eterogeneità: si spazia dal realismo magico al grottesco, dall’onirico introspettivo all’umoristico, dalla satira sociale all’intimismo.

C’è però un comune denominatore che affiora dapprima come una sensazione generica, poi con sempre maggior chiarezza a mano a mano che si procede con la lettura: ogni singola storia di questa raccolta ci propone un’analisi personale del concetto di “diverso”, regalandoci un punto di vista inaspettato, e per questo accattivante, sulla realtà che ci circonda.

A volte lo spiazzamento viene dall’introduzione di elementi fantastici in un contesto quotidiano, altre volte sono gli stessi protagonisti delle vicende a cogliere in contropiede noi lettori rivelando con il dipanarsi degli eventi una psicologia apparentemente deviata, ma allo stesso tempo così (inquietantemente?) autentica da portarci dapprima all’immedesimazione, e quindi alla riflessione.

Un’altra caratteristica che la maggioranza dei racconti condivide – con poche, ma significative eccezioni – è la mancanza di una vera e propria chiusura narrativa. Si ha spesso come l’impressione di avere fra le mani una teoria di incipit, come se si stesse assistendo alla performance di un pittore che davanti a una serie di tele bianche iniziasse a titillare la nostra immaginazione con un paio di pennellate sulla prima, per poi passare repentinamente alla successiva, e così via.

Alcuni lettori potrebbero per questo provare a tratti un senso di frustrazione, ma non bisogna scambiare un’incompiutezza deliberata per sconclusionatezza: è solo quando si raggiunge la fine e ci si guarda indietro che ci si rende conto che il quadro che il pittore stava dipingendo sin dall’inizio non era la singola tela, ma l’insieme di tutte.

Da ultimo, nonostante siano ben undici gli autori dei racconti della raccolta, vale la pena menzionare la leggerezza dello stile che li accomuna, e che rende la lettura piacevole e mai pesante. La prosa, al netto di qualche piccola sbavatura qua e là (ma ricordiamoci che si tratta per la maggior parte di autori esordienti o comunque con poca esperienza), è sempre all’altezza, servendo efficacemente la storia che si vuol raccontare o l’effetto che si vuole ottenere.

In conclusione, “Parole in equi-librismo” è un libro eterogeneo, e forse per questo un po’ eterodosso, ma che riesce a divertire, angosciare, intrigare ed emozionare allo stesso tempo. Ne consiglio caldamente la lettura a chiunque abbia voglia di danzare con la fantasia, ma al contempo non tema ogni tanto di addentrarsi nei più bui anfratti dell’animo umano: l’importante è che non soffriate di alectorofobia.

Foto di enriquelopezgarre da Pixabay