La meditazione del mandarino di Thich Nhat Hanh

La meditazione del mandarino di Thich Nhat Hanh da Vita di Siddhartha il Buddha è stata per me lo spunto di una riflessione ben più ampia su questo frutto.

Mentre mangiucchiavo un mandarino ho fatto alcune considerazioni su di esso. Innanzitutto, un mandarino è meno impegnativo di un arancio, sia nello sbucciarlo che nel fare attenzione a non macchiarsi. E pesa di meno per cui, a differenza delle arance, in un chilo ce ne sono di più. Sotto questo punto di vista, il mandarino è sicuramente un frutto più democratico.

Il mandarino ha anche lo stesso nome di una classe di notabili della Cina imperiale. È una considerazione che alcuni potrebbero definire sciocca ma, gustando il frutto, ho pensato ingenuamente anche a questo.

Il suo nome scientifico è “citrus reticulata” ed è il capostipite di quasi tutti gli agrumi. Arance e limoni derivano infatti da incroci del mandarino.

Come tutti gli agrumi è ricco di vitamina C e recenti studi hanno rivelato in esso anche proprietà antitumorali e protettive della mucosa dello stomaco e dell’intestino.

Un tempo, specie nel Genovesato, i mandarini erano utilizzati come addobbo all’albero di Natale (che a quei tempi era un grosso ramo di alloro). Senza dubbio, erano molto più convenienti e pratici delle fragili sfere di vetro, anche considerando che, finito il periodo natalizio, venivano mangiati.

Il mandarino è forse un pò snobbato rispetto ad altri agrumi. Nella città di Ivrea, ad esempio, si fa la “battaglia” con le arance. Ma c’è di più. Nell’industria sono molto diffuse aranciate e limonate, che si trovano dappertutto, mentre una nobile bibita al mandarino è considerata un prodotto di nicchia, per veri intenditori. Anche nelle marmellate la fanno da padrone i suoi discendenti. Vasetti di marmellata di arancia o di limone sono sempre in bella vista negli scaffali dei supermercati, mentre un vasetto di marmellata ai mandarini si trova sono in alcuni negozi di classe, raro come un Armagnac di 30 anni.

Ma veniamo ora al nucleo fondamentale di questo articolo: la meditazione del mandarino del grande maestro zen Thich Nhat Hanh, da Vita di Siddhartha il Buddha.

Chi pratica la presenza mentale vede nel mandarino cose che altri non vedono. Una persona consapevole può vedere l’albero, le gemme primaverili, il sole e la pioggia che hanno fatto crescere il frutto. Guardando in profondità, si vedono le diecimila cose che hanno reso possibile il mandarino. Guardando un mandarino, una persona consapevole può vedere le meraviglie dell’universo e come tutte interagiscono tra loro. Bambini, ogni giorno è un mandarino. Come un mandarino racchiude gli spicchi, ogni giorno racchiude le ventiquattro ore. Ogni ora è uno spicchio. Vivere tutte le ore del giorno è come mangiare tutti gli spicchi.

Chi pratica la presenza mentale vede nel mandarino cose che altri non vedono, dice Thich Nhat Hanh, in questo frutto può esserci l’intero universo, ed è così. È una frase illuminante che richiama il concetto di consapevolezza, ma vorrei soffermarmi soprattutto sul concetto opposto, quello della distrazione che, ahimè, accomuna la gran parte degli esseri umani.

La distrazione ti impedisce di godere della bellezza e del piacere della vita. La meditazione del mandarino è anche questo: un preciso confronto fra presenza mentale e distrazione.

Sei distratto quando, ad esempio, cammini per strada perso nei tuoi pensieri ruminanti e ansiogeni, e non ti accorgi della Chiesa romanica che la tua giacca sta sfiorando o della pasticceria storica con tante delizie in vetrina. Per me, che sono di Genova, passeggiare nei vicoli è presenza mentale, per non perdere il senso della bellezza che appare ovunque. Mai passeggiare in un centro storico di qualsiasi città con la mente impegnata in altri pensieri!

Ma il mandarino mi porta ancora ad altre considerazioni, e questa volta sono considerazioni letterarie.

Un mandarino può essere metafora della vita di coppia, come cita la quarta di copertina di un recente romanzo della scrittrice torinese Daniela Trombetta dal titolo Un amore al mandarino.

Per quanto si scelga con cura, tastandone la superficie, può capitare che da un cesto si peschi un frutto aspro piuttosto che dolce, succoso piuttosto che asciutto, duro piuttosto che morbido. È una legge universale che vale per tutti i frutti. La stessa legge vale anche per gli esseri umani. Liz, donna tenace e dura, talvolta aspra, non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere i suoi obiettivi e realizzare i suoi desideri; Sam, uomo fragile e morbido, spesso accomodante, vive la sua vita assecondando quella di Liz, sua compagna e ben presto moglie. Il loro è un amore dal risultato imprevedibile, una spremuta dal gusto insolito.

Sappiate che io da sempre sono prevenuto nei confronti dei romanzi d’amore ma, spinto dalle mie precedenti considerazioni sul mandarino, ho iniziato a leggerlo. Qui non c’è la sdolcineria che tanto mi infastidisce in tali storie ma c’è una freschezza di linguaggio e uno stile leggermente frizzante che, in effetti, non possono che invogliare la lettura. Uno stile al mandarino, mi sento di dire, un libro per l’estate leggero e scorrevole.

Ed ecco, per concludere, un altro aspetto del frutto delle mie riflessioni: io adoro il Natale. E qui mi aggancio al discorso già iniziato sopra. Ho citato la tradizione di utilizzare i mandarini come decori natalizi, ma i miei ricordi di infanzia mi portano a godere ancora di quei giorni di novembre in cui questi frutti iniziavano ad essere esposti nelle ceste dei negozi del centro storico, non prima. Erano proprio i mandarini a preannunciarmi l’arrivo del Natale, insieme ai primi pandolci e alla frutta secca che iniziavano ad apparire nei negozi solo in quei giorni.

A questo proposito, perchè non ricordare il grande poeta, giornalista e commediografo Vito Elio Petrucci?

Ma forse sto andando fuori tema. Di Vito Elio Petrucci e del Natale di un tempo a Genova vi parlerò un’altra volta.

Harold Bruzzone

Thich Nhat Hanh – Vita di Siddhartha il Buddha (contiene la meditazione del mandarino)

Daniela Trombetta – Un amore al mandarino (il mandarino come metafora della vita di coppia)

Vito Elio Petrucci – Profumi & Sapori di Liguria (la tradizione del Natale a Genova)