L’occhio e l’orecchio dello scrittore: John Gardner

L’occhio e l’orecchio dello scrittore “promettente” sono particolari e possiedono alcune specifiche qualità. Ad affermarlo è John Gardner nel libro “Il mestiere dello scrittore”. Qui elenca le molte doti, spesso inesistenti, che dovrebbero avere tutte le persone intenzionate a scrivere. Innanzitutto “l’occhio”, ovvero la capacità di usare lo sguardo dell’immaginazione. Questo è necessario per entrare nel sogno che si intende riprodurre con le parole, accompagnando in questo modo il lettore nello stesso sogno. Non si può rendere visibile una scena se, in anticipo, colui che scrive non è in grado di vederla (e sentirla) nella sua mente. Questa è la verità: l’occhio e l’orecchio dello scrittore sono qualità essenziali.

Leggendo le prime righe di un romanzo davvero buono, cominciamo a dimenticare di stare leggendo delle parole stampate sulla carta; iniziamo a vedere delle immagini. Un cane che razzola fra i bidoni dell’immondizia. Un aereo che volteggia sui monti dell’Alaska. Un’anziana signora che ad una festa si pulisce furtivamente la bocca nel tovagliolo. Scivoliamo dentro un sogno, dimenticando che è ora di mangiare o di andare a lavorare. Ricreiamo, con dei cambiamenti lievi e sostanzialmente irrilevanti, il sogno vivido e ininterrotto concepito nella mente dello scrittore […]

John Gardner parla del romanzo come di un sogno vivido. Questo aggettivo (vivido) indica da parte dello scrittore una necessità di chiarezza, essenzialità e precisione di linguaggio. Un sogno non può essere tale se i dettagli sono confusi, trascurati, insufficienti. Quando succede, ogni espressione approssimativa e generica è un ostacolo a visualizzare correttamente e in modo piacevole ciò che viene offerto dalle parole. La scena non è vivida; è impossibile entrare nel sogno.

Imparare a osservare la storia che si intende scrivere è quindi fondamentale. Ma il talento per riuscire ad affinare questa capacità, secondo John Gardner, non è da tutti. Il cattivo scrittore, ad esempio, non sa osservare i suoi personaggi, non li conosce perchè non li vede. Rischia così di renderli artificiosi e non credibili.

[…] è questa forse la cosa più fastidiosa della narrativa di cattiva qualità. Avvertiamo che i personaggi sono stati manipolati, costretti a fare cose che nella realtà non farebbero. Il cattivo scrittore può non avere l’intenzione di manipolare ma, semplicemente, non sa che cosa farebbero i suoi personaggi perchè non li ha osservati abbastanza attentamente nella sua visione mentale.

Il discorso di John Gardner si allinea alle parole di altri grandi autori. Ciò che avviene in un romanzo non è deciso dallo scrittore attraverso la costruzione di una trama, ma appartiene a un mondo più sottile, quello della realtà dei personaggi e della realtà delle storie. Entrambe appartengono a una sfera di esistenza che non deriva da chi ha la penna in mano. Egli si limita a osservare e portare sul foglio un qualcosa che già esiste e vive. Ed è per questo che i personaggi e le storie possono condurci in luoghi inattesi. Secondo Pontiggia, ad esempio, essi devono necessariamente condurci in uno spazio nuovo e inaspettato. Viceversa, non avrebbe senso scrivere. I grandi della scrittura si incontrano su molti concetti perchè ognuno di essi è dettato in loro dall’esperienza.

Ma lo scrittore “promettente”, oltre all’occhio dell’immaginazione, deve avere anche un ottimo orecchio, esattamente come un musicista. Le parole e le frasi hanno un suono, una loro musicalità, e in un testo devono avere la giusta scorrevolezza, il giusto ritmo. Lo scrittore “promettente” riesce a udire nella sua mente ciò che sta scrivendo. Gardner la definisce “la voce sonora dell’autorevolezza”, e l’esempio che ci indica è quello dell’incipit del Moby Dick di Melville. L’occhio e l’orecchio dello scrittore raggiungono in Melville una perfetta simbiosi.

“Call me Ishmael. Same years ago […]

Ecco cosa intendo per autorevolezza. Non sono necessari ulteriori commenti, ma notate come qui la musica sia scorrevole, accattivante e sottilmente equilibrata. Inutile dire che un altro lettore potrebbe analizzare i ritmi in modo diverso. Le mie annotazioni riflettono il mio modo personale di ascoltare le frasi […] In Moby Dick i ritmi si levano e avanzano con un movimento ondulatorio, si fermano, si raccolgono, avanzano nuovamente.

Oltre all’occhio e all’orecchio, altri importanti segnali indicano, secondo Gardner, le qualità essenziali dello scrittore “promettente”, anche una sua particolare intelligenza (descritta dall’autore in modo scherzoso e originale), ma non vogliamo anticiparvi di più. “Il mestiere dello scrittore” di John Gardner è da leggere con la mente aperta, mettendo da parte, ancora una volta, la nostra innata propensione all’autostima. Pochi, secondo il codice Gardner sono i promettenti, ed è giusto che sia così.

L’introduzione al libro è di Raymond Carver, che fu uno dei suoi allievi.