Le domande fondamentali di Olof Lagercrantz

Sono otto le domande fondamentali che il poeta e biografo Olof Lagercrantz pone nel libro “L’arte di leggere e scrivere” (Minima Marietti, 1987), attualmente fuori catalogo in Italia ma disponibile nelle biblioteche. Sono domande alle quali Olof risponde con grande sincerità e che possono risultare spiacevoli (almeno in parte) sia per coloro che fanno della promozione della lettura uno scopo di vita sia per chi è o si crede scrittore.

Le domande fondamentali di Olof Lagercrantz sono queste:

Che cosa accade quando leggiamo? Leggere è un bene? Come si deve leggere? Si può imparare a scrivere? Per chi scrivono gli scrittori? Qual è la maggiore difficoltà cui si va incontro quando si scrive la biografia di uno scrittore? Che cosa spinge lo scrittore al suo tavolo da lavoro? Esiste qualche metodo sicuro tramite il quale uno scrittore possa scoprire se ciò che ha scritto abbia un valore?

Sono domande semplici e puntuali. In questo articolo ne proponiamo solo due per non togliere il piacere della lettura integrale del testo di Olof Lagercrantz e, soprattutto, per non rivelare troppo del suo pensiero.

Che cosa accade quando leggiamo?

L’occhio segue neri segni alfabetici sul bianco della carta da sinistra a destra, ancora e ancora. E creature, paesaggi naturali o pensieri che un altro ha pensato, un attimo oppure mille anni fa, prendono forma nella nostra immaginazione. Si tratta di un prodigio più grande della capacità che può avere un chicco di grano rinvenuto nelle tombe dei faraoni di germogliare (citazione da pagina 3)

Una tale citazione mette in gioco il complesso rapporto fra scrittore e lettore, in cui non è soltanto il primo ad essere creativo, ma anche il secondo, il lettore stesso. Olof Lagercrantz, nello spirito di sincerità e onestà intellettuale che lo contraddistingue, afferma di seguito che anche il lettore più dotato nell’arte di leggere incontra sovente libri “impenetrabili”. In effetti è così: troppi scrittori risultano incomprensibili. Ieri come oggi.

L’essere incomprensibili è spesso un difetto legato a un’errata intenzione. Quando lo scrittore, principiante e no, esordisce dicendo “voglio che si capisca esattamente che … ” il rischio è molto elevato. Si diventa prolissi e pedanti nell’intento di essere precisi e dettagliati allo scopo di impedire al lettore di capire diversamente. Quando si vuole imbrigliare la libertà creativa di colui che legge, così come la sua libertà di immaginazione, prende campo il testo incomprensibile e, perchè no, la successiva noia.

Passiamo ora a una seconda domanda: leggere è un bene?

Olof Lagercrantz afferma che sicuramente è un bene ampliare la propria erudizione ma, spesso, accade come negativo effetto collaterale che le persone che leggono siano prese dalla superbia. Il lettore vittima di superbia è a disagio ad ammettere di non aver letto Faulkner o altri autori che tutti “dovrebbero” leggere o aver letto. Ed è impossibile convincerlo che un essere umano può sviluppare una personalità ricca anche senza i libri. Il sorriso ironico di Olof emerge dalle pagine. Esiste anche un leggere che somiglia a tossicomania, sostiene.

Ci si può figurare librai e bibliotecari come personale di servizio di enormi locali di divertimento. Essi si muovono veloci fra tavoli e scaffali con la morfina di Balzac, la cocaina di Hamsun e il cognac di Klas Ostergren. Presto cala sul locale un sonno profondo (citazione da pag. 12)

Ciò che Lagercrantz ci offre come riflessione è un qualcosa che si tende a dimenticare: tutti coloro che caldeggiano la lettura credendo di essere, per questo, migliori di altri, sembrano ignorare che dev’essere un bisogno che agisce dall’interno a spingere una persona a leggere, e nient’altro.

L’inconscia superbia colpisce i due ambiti, quello dei lettori/promotori dei libri e quello degli scrittori, e in percentuale spesso identica, ovvero alta. Non dimentichiamolo. Guardiamo invece noi stessi con semplicità, considerandoci buoni lettori o buoni scrittori esattamente come può esistere un buon imbianchino o un buon costruttore di sedie. In particolare, per la categoria degli scrittori, Olof avverte: credersi in grado di scrivere un opera di valore, normalmente conduce all’opposto. Grazie Olof Lagercrantz.

“L’arte di leggere e scrivere” è un libro che noi di Scrittura Zen Genova consigliamo, pur essendo difficile da reperire. Dello stesso autore è possibile leggere, tradotti in italiano, anche altri due testi: “Il mio primo cerchio” e “Scrivere come dio, dall’inferno al paradiso”. Ne parleremo, forse in futuro, in un altro articolo.