La modella del finto Van Gogh, di Irene Ferrari

Cari lettori, ecco un breve racconto nato dalla penna della nostra più giovane scrittrice zen, Irene Ferrari. Chi sarà mai il finto Van Gogh? E chi sarà mai la sua modella?

Della stessa autrice: Compito in classe di matematica.

Buona lettura!

La modella del finto Van Gogh di Irene Ferrari

Nel museo d’arte contemporanea di una nota città d’arte, tra le numerose sale riservate ai grandi pittori e scultori di quest’ultimo secolo, uno spazio veniva utilizzato per le mostre. Ogni mese la telecamera all’angolo del salone registrava inosservata l’installazione dell’ormai ben noto cartellone a caratteri cubitali che presentava il nuovo tema. A seguire, l’inaugurazione, che dava l’avvio alle numerose visite guidate che si protraevano per l’intero mese.

C’era un lieve tepore, quel giorno. Le pareti emanavano ancora l’odore fastidioso della riverniciatura, ma non dava troppo fastidio: l’attenzione di tutti si concentrava ormai sugli splendidi quadri esposti.

Girando a 45° come suo obbligo e solito fare, la telecamera riusciva a catturare ogni angolo di quella sala, secondo dopo secondo.

Passi lenti risuonavano sul pavimento in legno, mentre l’attenzione delle persone si spostava da un dipinto all’altro, per poi soffermarsi più a lungo sul quadro in fondo, l’ultimo del percorso, vicino all’uscita. L’unico con una esagerata cornice che sembrava d’argento; l’unico a far emergere dagli occhi dei più curiosi numerose domande: Chi sarà mai quella figura urlante? Perché grida? Da cosa è angosciata? e così via.

Queste domande volavano fuori dallo sguardo che uomini e donne poggiavano sul quadro, per rimanere poi come nebbia a circondare la mente di ognuno di loro. La telecamera ne aveva registrate già molte di quelle domande silenziose, per non dire moltissime. Ogni visitatore se le poneva.  Anzi, è più esatto dire “tutti”. Tutti tranne lei.

Lei lo sapeva. Lo aveva sempre saputo, fin dall’inizio. O meglio, fin da quando aveva ricevuto quella lettera che conservava ancora, ormai ingiallita, che aveva dato inizio ad anni meravigliosi.

Adesso che era lì, davanti a quella tela appesa al muro, si rendeva conto per la prima volta di chi realmente avesse incontrato e conosciuto in quel periodo vissuto in Francia.

La vecchia signora dal vestito a fiori osservò meglio il dipinto, e con i suoi piccoli occhi antichi riuscì facilmente a riconoscersi tra le pennellate di colori contrastanti, in quei capelli corti e scuri appena visibili, in quelle pupille inquietanti. Il pittore aveva riempito i suoi occhi di una paura sconosciuta, l’aveva accompagnata a esprimere un qualcosa che, ancora oggi, non potrebbe definirsi altrimenti che un urlo disperato.

Risate femminili fecero distogliere l’anziana donna dai suoi ricordi. Alcune ragazzine stavano deridendo la stranezza che il famoso pittore aveva ritratto.

Subito se ne risentì, ma un attimo dopo sorrise. Ripensò ancora a se stessa, al giorno in cui posò per il suo “finto Van Gogh”. L’aveva sempre chiamato così, in modo scherzoso e complice. Lui stava al gioco e rideva.

Ripensò alle sue parole gentili che, con quello strano accento nordico, le chiedevano cortesemente di inclinare un po’ di lato la testa, immaginando qualcosa di veramente terribile. Non avrebbe mai potuto prevedere che il suo “finto Van Gogh” sarebbe diventato un pittore famoso.

«Ascolta nonna, che la guida sta per finire, perché sei così distratta?» le sussurrò dolcemente all’orecchio sua nipote. Col braccio ben ancorato a quello della ragazza riprese ad ascoltare anche lei, senza staccare gli occhi dal quadro con la cornice che sembrava d’argento.

La telecamera stava ancora registrando e, senza il permesso di nessuno, zoomò sul volto della vecchietta dai capelli grigi e neri. Nei suoi occhi scuri si poteva intravedere un barlume di malinconia e amore, rimasto lì dai più felici anni della sua vita: gli anni che aveva vissuto accanto ad Edvard Munch, il suo “finto Van Gogh”.

«Sai nonna, mi piacerebbe tanto sapere perché questa strana figura urla.»

La vecchietta sorrise, pensando che non l’avrebbe mai svelato a nessuno.

Irene Ferrari – Scrittura Zen Genova

Alcuni racconti di Irene sono presenti nella raccolta Parole in equi-librismo di Floro D’Avenza

Foto di Claudio Bianchi da Pixabay (rielaborata per esigenze di articolo)

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