Floro D’Avenza: perchè? di Daniela Trombetta

Floro D’Avenza: perchè? La scrittrice Daniela Trombetta esamina scherzosamente lo pseudonimo scelto da un gruppo di autori. Per approfondire, vi consigliamo di leggere anche questo articolo.

Buon divertimento!

Floro D’Avenza: perchè? di Daniela Trombetta

Volendo narrare le motivazioni che hanno spinto un branco di scrittori (in seguito sarà data la spiegazione della parola “branco”) ad adottare tale bizzarro pseudonimo, verrebbe fuori un articolo di complessa comprensione. Dunque mi limiterò ad arrivare al nocciolo, mettendo insieme gli appunti presi sul taccuino.

Partiamo dal nome: Floro.

La grammatica italiana precisa che si tratta di un nome proprio di persona, di genere maschile. Proprio, di proprietà. Nel caso dei nostri scrittori, una proprietà privata. Se ben riflettete, cari lettori, questo nome non è così comune, e loro ne sono gelosi come lo sarebbe un cane del suo osso. Ne capirete perciò l’importanza.

Passiamo al cognome: D’Avenza.

Tralasciamo per un attimo che anch’esso è un nome proprio che meglio stabilisce, o lascia immaginare, la provenienza familiare, e concentriamoci su come l’abbinamento verta su un complemento di specificazione o di moto da luogo, in base alle vostre preferenze. Questo significa una cosa soltanto: gli scrittori in questione vogliono affibbiare un tocco nobile ed elegante allo pseudonimo.

Quest’Avenza, poi, dove sarà collocata nel mondo? In sede d’intervista, la risposta è stata che non è affatto necessario saperlo, può anche essere un luogo immaginario.

Quel che è certo, miei fidati lettori, è che il nomignolo è in realtà una maschera.

“Floro D’Avenza” potrebbe apparire ai vostri occhi come un signorotto per bene e tutto d’un pezzo, ma vi confesso che siamo molto lontani dalla realtà. I nostri scrittori non solo vivono di parole, ma anche di amaretti, baci di Alessandria e presto di Gallina, in generale di assortimenti vari di dolciumi, e poi tè e tisane. Questi ultimi, portati alla temperatura massima da un bollitore. Hanno inoltre annunciato che non tarderà ad arrivare una macchinetta per il caffè.

Tutti alimenti e bevande fini, se vogliamo. Solo che la finezza non è esattamente la caratteristica che meglio li rappresenta. Sarebbe più corretto definirli come “avventori e avventurieri radunati in branco”.

Parlano, scrivono. Si lanciano a scrivere intelligenti e geniali fesserie, ed è per questo che sono avventurieri. E sono avventori perché il loro spuntino dura l’intero pomeriggio, a fasi alterne, come lupi che attaccano una preda: la catturano, la sbranano, fanno una pausa e riprendono a mangiare.

Concludo nella speranza di avervi dato un’idea del tipo di gente con cui avreste a che fare, se mai voleste tentare un approccio con loro.

La mia, in questo senso, è più un’indagine che altro. C’è ancora molto da scoprire e qualcosa mi dice che sarà un’indagine senza fine.

E credete, nemmeno Sherlock Holmes riuscirebbe a venire a capo di un simile mistero.

Daniela Trombetta

Della stessa autrice: Tempo di decisioni

Di Floro D’Avenza consigliamo la raccolta di componimenti stupidamente geniali “Parole in equi-librismo”, primo libro della Collana “Le parole scritte dai pesci” edito da Scrittura Zen Genova/Youcanprint, 2021.

Foto di Sammy-Williams da Pixabay